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CHIESA DEI SS. PIETRO E PAOLO
Il più antico riferimento a questa località si trova in un codice liturgico dell’abbazia di Pfäfers datato 830: il nome era “Abiasca’’. Da sempre importante centro religioso e politico, dopo la cessione dei territori delle Tre Valli da parte di Attone vescovo di Vercelli ai Canonici della cattedrale di Milano nel 948, Biasca e le valli adiacenti, furono legate, almeno religiosamente all'Arcidiocesi di Milano, fino al 1886.
Ecclesiasticamente Biasca, con la Pieve di San Pietro, controllò le Tre Valli, con l’esclusione, almeno fino al XII secolo, della Pieve di San Martino a Olivone. L’antica chiesa battesimale di San Pietro, di epoca carolingia, fu sostituita nell'XI secolo dall’attuale edificio che divenne poi Collegiata. Nel XV secolo la regione subì a più riprese i tentativi confederati di controllare le valli a sud del Passo del San Gottardo e Biasca fu occupata nel 1403 dalle truppe di Uri e di Obvaldo e poi dai Visconti nel 1422. Dal 1500 diventò baliaggio dei confederati assieme alla Riviera.
Il romanico edificio di culto è la Chiesa madre delle Tre Valli ambrosiane ed è uno dei monumenti romanici più significativi del Ticino. Elementi arcaici si mescolano ad altri che sembrano più recenti. Infatti la chiesa subì rimaneggiamenti che interessarono, in particolare, il livello del pavimento, i pilastri, le monofore, il plafone e il tetto. L’imponente campanile si inserisce nella struttura, marcata all’esterno da snelle lesene, arcatelle pensili lombarde e arcate cieche. Un eccezionale insieme di affreschi dal XII al XVIII secolo e alcuni frammenti di sculture protoromaniche attirano l’attenzione dei visitatori, in particolare le antiche simboliche figure in grisaglia della volta a crociera del presbiterio, il ciclo dei Seregnesi, le storie di San Carlo. La poligonale cappella Pellanda (1600), con stucchi rinascimentali, contiene tre preziose tele del grande pittore milanese Camillo Procaccini.
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ANTICO CONVENTO DELLE AGOSTINIANE
La chiesa parrocchiale dei Santi Bernardino e Girolamo è annessa all'ex convento delle monache Agostiniane: costruito intorno al 1450, fu soppresso nel 1859 e abbattuto nel 1952, conserva la chiesa che ne costituiva l'ala orientale. Subì ampliamenti nei secoli XV-XVI-XVII, fra cui la costruzione del coro negli anni 1658-1660. Radicali ristrutturazioni interne si ebbero negli anni 1905-1906, 1968-1971 (questi effettuati su progetto di Guido Tallone) e nel 2009-2010.
La costruzione è a navata unica allungata conclusa da un coro rettangolare la cui campata finale, già adibita a coro delle monache, accoglie ora la cappella invernale. La facciata principale, affiancata a sinistra dal possente campanile cinquecentesco e preceduta da un ampio portico, è decorata coni affreschi della seconda metà del XVI secolo. Nelle specchiature del prospetto architettonico sono raffigurati un gigantesco San Cristoforo, i Santi Pietro e Bernardino da Siena e le Sante Apollonia e Veronica sovrastate dall'Annunciazione e da Dio Padre, opera attribuibile a Domenico Pezzi di Drano, in Valsolda. La navata è coperta con volta a botte lunettata; nel coro possiamo ammirare un gruppo in stucco dell'Annunciazione del 1650 circa, posto nel 2009 sopra l'arco principale. Dietro l'altare maggiore è collocato il grande Crocifisso ligneo del XVI secolo.
La cappella laterale sinistra accoglie la statua lignea dorata e dipinta della Madonna del Rosario, opera lombarda del secolo XVIII e la statua del compatrono San Bernardino da Siena. Lungo le parte della navata sono disposte le sei e settecentesche tele con le stazioni della Via Crucis, l'Adorazione dei pastori firmata da D. Mantello del 1752, la Nascita della Vergine; le altre due tele seicentesche con l'Origine del convento e l'Immacolata Concezione provengono dalla chiesa della Santissima Trinità. Sulla tribuna lignea troneggia un organo del 1746, opera del comasco Giuseppe Reina. |
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CHIESA DI S. MARTINO
La Leventina, sia pure vantando un passato assai ricco, testimoniato dai numerosi ritrovamenti archeologici (le tombe delle necropoli di Dalpe e di Madrano, i ritrovamenti
sparsi in alcuni villaggi del fondovalle e dei terrazzi più elevati e, di recente, gli scavi condotti nelle più antiche chiese parrocchiali), entrò tuttavia nella “grande” storia soltanto in piena epoca medievale, ossia dai primi decenni del XIII secolo, quando la via del San Gottardo si affermò decisamente come passaggio d’importanza internazionale, diventando il collegamento più diretto tra il meridione e il settentrione dell’Europa.
Già in quel momento esistevano molte chiese nella regione, in particolare quelle delle comunità più importanti che in parte erano chiese parrocchiali autonome, essendosi già staccate da San Pietro di Biasca. Tra queste la chiesa matrice della pieve di Leventina chiesa parrocchiale di San Martino di Tours a Calonico (Comune di Faido), in posizione isolata sopra uno strapiombo dominante la valle Leventina. Della chiesa in stile romanico documentata dal secolo XIII si è conservato il campanile del secolo XII sul lato destro dell’attuale facciata, con bifore negli ultimi due piani e tetto a padiglione.
La chiesa, circondata dal cimitero, ha subito un’importante opera di trasformazione nel Seicento. Sopra il portale sud: affresco di San Martino della seconda metà del secolo XVII, ripreso nell’Ottocento. Il coro poligonale, fortemente spostato a nord rispetto all’asse mediano della navata, presenta una decorazione pittorica tardoottocentesca. Restauro nel 1983. La navata è coperta con volta a botte affrescata con le figure di S. Martino e degli Evangelisti, della fine del secolo XIX-inizio XX, mentre la statua bronzea, del 1997, raffigurante San Martino è di Nag Arnoldi. Nella cappella a nord, coperta con volta a crociera, troviamo un notevole altare ligneo del secolo XVIII con colonne tortili, quattro figure di santi e una statua della Vergine circondata da medaglioni con i misteri del Rosario. Nella parte opposta la cappella di San Carlo Borromeo, coperta con volta a botte, affreschi rustici, della seconda metà del secolo XVIII, illustrano Episodi della vita del Santo titolare, la vicina tela popolaresca è del secolo XIX. All’angolo sud-ovest è addossato l’ossario del 1849. |
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CHIESA DI S. BIAGIO
La chiesa di San Biagio di Ravecchia è uno dei monumenti più cari e noti ai bellinzonesi e ai ticinesi. L’edificio conserva infatti tracce archeologiche e testimonianze pittoriche tardomedievali di grande interesse. L’impianto, del XIII secolo, è quello di una basilica a tre navate rette da pilastri, con tre cori quadrangolari e un campanile a nord parzialmente integrato nel corpo della chiesa. Sulla facciata appare un grande San Cristoforo. La lunetta sopra il portale ospita la Vergine con i santi Pietro e Biagio, sovrastati dall’Annunciazione.
Da piazza San Biagio si sale fino all’ospedale e, seguendo la strada che porta al Castello di Sasso Corbaro, si giunge all’ottocentesca chiesa della Madonna della Neve, che sorge nei pressi del torrente Dragonato. Grazie a questa vicinanza sembra che il luogo fosse già anticamente meta di processioni per allontanare il pericolo di inondazioni. Da qui si imbocca una bella mulattiera selciata, in gran parte delimitata da muri, che attraversa i rustici dei monti e giunge all’antico nucleo abitativo di Prada (dal latino ‘Prata’ ossia prati), di cui si hanno tracce sin dal Trecento. Oggi, tra le selve castanili nei pressi della cinquecentesca chiesa di San Girolamo si scorgono i ruderi di alcune abitazioni.
Dall’antico nucleo di Prada si ridiscende fino alle prime cascine di Motti, dove, in corrispondenza del primo bivio, si imbocca il sentiero sulla sinistra, che attraversa la valle della Guasta. Si passa, a valle della località di Serta, attraverso un altro antico insediamento, di cui oggi non rimangono che alcuni ruderi di abitazioni immersi nelle selve castanili. Si continua la discesa, percorrendo un sentiero panoramico, che serpeggia tra i vigneti, fino a Pedevilla. Da Pedevilla si raggiunge il vecchio nucleo di Ravecchia e si torna alla chiesa di San Biagio. |
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CHIESA COLLEGIATA DEI SS. PIETRO E STEFANO
La chiesa conserva, della struttura rinascimentale (1517), l'imponente facciata in pietra scura di Castione. Su questa domina un rosone di 5 metri di diametro con 12 raggi, eseguito tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo. L'interno, a navata unica, ricco di stucchi eseguiti da G.B. Barberini, conserva tele di scuola lombarda del '600: opere di C. Procaccini, B. Roverio detto il Genovesino e F. Mazzucchelli detto il Morazzone. Ai lati dell'altare affreschi attribuiti a Rocco Torricelli. Le architetture sopra l'altare sono attribuite a G.A.F. Orelli, mentre tra gli affreschi, opera del pittore Airaghi, degno di nota è quello detto "dell'angelo musicista". Nelle lunette della volta Sibille e Profeti. La cupola poggia su una crociera decorata a cassettoni con rosette. Sull'altare maggiore, di G. Baroffio (1763), una pala con la Crocefissione. I due grandi affreschi sulle pareti orientali dei bracci del transetto sono di Agostino Caironi e rappresentano la Caduta di Simon Mago e la Lapidazione di S. Stefano.
Di particolare interesse la grande acquasantiera vicina all'ingresso principale, detta fontana Trivulziana per essere appartenuta a Gian Giacomo Trivulzio, signore di Mesocco XV secolo, ricca di stemmi sforzeschi. L'organo è uno straordinario strumento costruito nel 1588 dal più noto della famiglia degli organari bresciani Antegnati. Più volte trasformato ed ampliato, dopo un lungo lavoro è tornato alla sua struttura originale. Lo strumento, tolto dalla cassa nel 1989, è stato restaurato negli anni 1997- 1998 dalla Casa Organaria Mascioni. |
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CHIESA DI S. MARIA JUVENIA
La parrocchiale di Santa Maria Juvenia ad Iseo (oggi comune di Bioggio) domina il territorio da un naturale balcone in posizione panoramica posto a quasi 800 metri di altitudine. Una carta del 1411 la cita come “Santa Maria de Vernate”. Nei documenti antichi è pure designata come Santa Maria Juvenia (alcuni sostengono che il titolo di Juvenia dato alla chiesa derivi da Jupiter). Nel 1986 gli scavi archeologici scoprirono le fondamenta dell'abside delle prima chiesa orientata del secolo IX, raddoppiata in lunghezza verso l'inizio del secolo XI; l'ampliamento verso sud con il raddoppiamento delle navate è del secolo XIV. La costruzione attestata nel 1378, con coro poligonale, subì un giro d'asse di 90 gradi tra il 1676 e il 1677, per cui la navata ora volge a nord, con l'aggiunta di un coro rettangolare. La facciata a sinistra dell'ingresso principale reca una lunetta di un portale tardogotico. Il piccolo campanile è posto a destra della facciata.
All'interno l'aula con volta a botte è stata decorata nel 1935 da Paolo Rusconi che eseguì sulla parete di fondo del coro il Sacro Cuore di Gesù e sulla volta la Madonna delle Grazie e i simboli degli Evangelisti. Nella poligonale cappella del Rosario vi è un altare in stucco del 1747 con statua lignea della Vergine della fine del Seicento. Sul lato opposto l’altare del Paraclito con l'olio su tela del 1682 raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giuseppe e Antonio di Padova.
Nel coro troviamo un marmoreo altare maggiore policromo del 1753 recante la pala con la Presentazione di Gesù al Tempio, copia dell'affresco di Isidoro Bianchi (1581-1662) di Campione d'Italia, eseguito a Cevio nella chiesa della Beata Vergine del Ponte detto Oratorio della Rovana negli anni 1645-1648; ai lati, due oli su tela ovali settecenteschi con San Luigi Gonzaga e l'Addolorata. Sulla parete di destra della navata è appeso la tela della Crocifissione tra i Santi Giuseppe e Antonio di Padova. |
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CHIESA DEI SS. PIETRO E PAOLO
Porta di una delle più attraenti regioni montane della Svizzera italiana, Quinto è centro di una importante comunità organizzata su diverse frazioni quali Ambrì, Piotta, Varenzo ed Altanca. Tipiche le sue case in legno delle case del Gottardo.
La chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Paolo è documentata nel 1227, ma indagini archeologiche condotte nel 1972-73 hanno confermato che la sua fondazione risale sicuramente al primo Medioevo. Lo scavo, infatti, ha riportato alla luce la cripta biabsidale dell’originaria chiesa romanica.
L’odierna chiesa è a navata unica con coro semicircolare e tre cappelle laterali - è il risultato di importanti modifiche costruttive, in particolare quelle del 1681 che riutilizzò i conci dell’antica muratura e quelli del 1748 che modificò il posizionamento della navata. Dell’antico romanico, oltre al bellissimo campanile, con fregi d’arcatelle sopra le monofore e le bifore e con incastonati nelle pareti esterne sculture appartenute alla primitiva costruzione, si è conservata una porzione di muro, verso nord, parte dell’antica abside. All’interno, la volta a botte in gesso copre la navata decorata dai fratelli Calgari a metà del XIX secolo. Nel coro, con stucchi rococò variopinti realizzati da Joseph Moosbrugger di Bregenzerwald, vi è il settecentesco altare ligneo, a tempio poligonale. L’edificio sacro è ricco di dipinti settecenteschi e di paliotti in scagliola. |
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CHIESA ROSSA
Costruita in posizione strategica, Castel San Pietro fu sin dall’antichità un caposaldo della città di Como nei territori del basso Ceresio. All'epoca delle grandi lotte tra Como e Milano, all'inizio del XII secolo, ai margini meridionali dell'insediamento si trovava un complesso di costruzioni costituito da almeno una cinta muraria discretamente amplia e solida che racchiudeva abitazioni, depositi, stalle ed altri edifici, proteggendo la gente che vi risiedeva. All'interno di questo spazio murato risiedeva temporaneamente anche il vescovo di Como, che vi aveva fatto erigere il suo palazzo e, con ogni probabilità, un edificio sacro dove egli, con il clero regolare che lo accompagnava, potesse officiare o dove gli abitanti del castello potessero trovare conforto sacramentale.
Accanto alla presenza del vescovo occorre citare quella di una delle più importanti famiglie ghibelline comasche: quella dei Rusconi, che nel 1282 si impadronirono del castello e che vi seppero mantenere una posizione di preminenza anche dopo l'integrazione di Como nello stato milanese visconteo nel 1335. Pochi anni più tardi, nel 1343, nel castello ormai denominato Castrum Rusconum (castello dei Rusconi), il vescovo Bonifacio da Modena provvedeva a fare innalzare la bella chiesa che ancora oggi ammiriamo.
L’edificio rettangolare, con abside semicircolare, ha un soffitto a capriate scoperte. Le pareti dell’arco trionfale e dell’abside sono totalmente affrescate mentre lungo quelle laterali spiccano bande ornamentali a dadi, rosette e sarmenti. Il ciclo pittorico, databile, nella maggior parte, alla seconda metà del Trecento, è uno dei più ricchi cicli d’affreschi protogotici del Ticino ed uno dei più importanti della Regio Insubrica. L’insieme, opera muraria e pittorica, è stato oggetto di un indovinato restauro. Un bassorilievo, con un’iscrizione relativa alla costruzione, e il ritratto del committente, Bonifacio vescovo e maestro, fanno da presentazione. Il nome Chiesa Rossa le deriva dal sanguinario assalto dei Busoni, nella notte del Natale 1390, e dall’uccisione di alcuni Rusconi. |
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CHIESA DI S. VITTORE
La Collegiata di San Vittore fu chiesa plebana e fino al 1818 anche parrocchiale di Locarno. Edificio basilicale a pianta a tre navate concluse con tre absidi semicircolari, con cripta a oratorio iemale sotto il coro rialzato e campanile nell'angolo sud-est. La chiesa primitiva, sorta sui resti di una villa romana del I secolo era una basilica paleocristiana orientata riferibile ai secoli V-VI e forse trasformata nei secoli VIII e X. Intorno agli anni 1090-1100 fu realizzata la chiesa romanica in conci di granito.
La Cripta romanica, a oratorio a tre navatelle con abside semicircolare, è tra le migliori conservate in Svizzera, con capitelli scolpiti unici nella loro tipologia. Otto colonne e quattordici semicolonne sorreggono le volte a crociera impostate su mensole perimetrali. I capitelli e alcune delle basi sono variamente scolpiti con motivi geometrici, zoomorfi e antropomorfi. La cripta fu ampliata in concomitanza dell'edificazione del collegio dei canonici, citato per la prima volta nel 1152. I lavori di ristrutturazione nella prima metà del secolo XVI comportarono l'apertura del portale sud nel 1520 circa e l'innalzamento del campanile negli anni 1524-1527, forse su progetto dell'architetto Giovanni Beretta; la parte superiore fu terminata solo nel 1932 da Cino Chiesa.
Alla seconda metà del secolo XVI risalgono la sistemazione della navata centrale, l'ampliamento del presbiterio, l'aggiunta del protiro della facciata principale e l'inserimento della serliana sovrastante, forse disegnata da Pietro Beretta dopo il 1597. L'ultimo restauro ha riportato alla luce un importante ciclo di affreschi romanici con Storie dell'Antico Testamento eseguite da un maestro lombardo negli anni 1140-1150 circa. Le maestranze lombarde che realizzarono queste opere a cavallo dei secoli XI e XII, furono in relazione con quelle attive nelle chiese di San Savino di Piacenza e Sant'Abbondio di Como, nel Grossmünster di Zurigo e nella Collegiata di Schänis nel Canton San Gallo. |
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CHIESA DI S. MAURIZIO
La chiesa parrocchiale di San Maurizio a Maggia, situata su un promontorio a nord-ovest del villaggio, è la chiesa madre della valle, eretta prima del 1000, trasformata nel secolo XV e ampliata a partire dal 1626 e consacrata nel 1636. L'architetto Maurizio Pedrazzini nel 1855 provvide al prolungamento e al rialzamento della navata oltre che alla costruzione della facciata principale con protiro e alla sopraelevazione del campanile. La monumentale scalinata d'accesso è del 1881; la sua sistemazione e quella del sagrato sono del biennio 1885-1886. L'architetto Guido Tallone tra il 1996 e il 1999 si occupò del restauro della chiesa, della ristrutturazione interna e del nuovo arredo liturgico.
All'interno l'aula è coperta con volte a botte lunettate e volta a crociera, con decorazione pittorica di Carlo Morgari e F. Martinelli, del 1933. Le cappelle laterali sono delimitate da balaustre marmoree del terzo quarto del secolo XVIII; i ricchi stucchi fra cui grandi figure di Santi sono della metà del secolo XVII circa; i dipinti coevi sono forse ascrivibili ad Isidoro Bianchi e raffigurano, a destra, scene della Vita di Cristo e a sinistra, scene della Vita della Vergine; nel corso dell'ultimo restauro furono scoperti dipinti di Santi del XVII secolo. Nella cappella di sinistra: tela della Crocifissione con la Vergine, Santa Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista, della fine del secolo XVII; il tabernacolo ha una portina di bronzo opera del 1957 dello scultore Remo Rossi. Di fronte sta la pala con la Madonna del Rosario, San Domenico di Guzman e un Santo francescano, opera romana della fine del secolo XVII. La cappella battesimale è illuminata dalle vetrate di fra' Roberto Pasotti del 1998. Nella nicchia a sinistra dell'ingresso: due statue lignee di San Maurizio e San Vittore Mauro, del secolo XVII, provenienti dall'antica facciata principale. Il confessionale è coevo. La tribuna ideata da G. Tallone ospita un organo del 1855. Una Cappella votiva ai piedi della scalinata della parrocchiale è affrescata con l'Immacolata Concezione e Santi, della metà del secolo XVIII circa. |
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