Lugano, Aula Magna della Facoltà di Teologia

L’OMBELICO DEL MONDO

Nel Medioevo Gerusalemme e il Santo Sepolcro erano considerati come omphalòs (ombelico) della terra. Il termine, nella sua più pura etimologia, stava a indicare nella civiltà greca una lapide sacra (forse una tomba), come quella che si trovava presso il Tempio di Apollo a Delfi.
Dare dunque un possibile significato a questo termine, significherebbe tentare di scoprire in quale modo e in che senso Gerusalemme sia divenuta, dopo il tramonto della civiltà classica, vero axis mundi. Il fatto poi che si credesse che la tomba di Adamo si trovasse proprio sotto la Croce, sul Golgotha, “nel mezzo della terra”, non solo fece della Città Santa il vero caput mundi della cristianità, ma anche il luogo primo e ultimo delle origini della stessa umanità: lì l’albero della conoscenza del bene e del male aveva ben piantate le sue radici.
Che Dante nel primo canto della Commedia abbia allegoricamente configurato l’inizio del suo viaggio di conoscenza a Dio proprio a Gerusalemme (una indicazione che va ben oltre la pura allusione simbolica), è segno fra molti altri del significato misterico che, anche agli occhi del sommo poeta, doveva assumere quel luogo.
Al di là, dunque, del suo essere crocevia delle civiltà e delle religioni che per cause e interessi diversi a Gerusalemme si incontrarono e si scontrarono, andrebbe con maggior cura indagato il significato che, sia per Dante sia per molti altri spiriti attivi, assunse a quel tempo la città che prese su di sé, morta la civiltà degli déi, il compito di essere il sito del Tempio di quell’unico Dio che vi sarebbe morto in croce.
In questo senso, più che punto di incontro di popoli e culture, la Città Santa pare assurgere a luogo eterno del passaggio tra la vita e la morte di popoli e civiltà, tra il tempo e l’eternità della stessa umanità.

Natale Benazzi, Teologo
Gian Franco Freguglia, Docente e Saggista
ASEC - Pavia
 

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