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L'irrinunciabile ritorno alle Fonti


Codices, ovvero i Codici. In quel passato di cui la nostra Rassegna si occupa sin dal suo nascere, il Codice musicale costituiva un punto di arrivo e non di partenza. Gli stravolgimenti sociali – sia in positivo sia in negativo – hanno oggi portato a vedere e utilizzare i Codici, qualunque essi siano, come inizio di un percorso e regole cui attenersi. Le epoche storiche che ci hanno preceduto hanno sempre visto nella codificazione un’operazione di “deposito” della memoria, la consegna di una prassi in uso, la cristallizzazione di modalità e consuetudini.


È così che il codice musicale costituisce una sorta di fotografia di quanto avveniva praticamente nei luoghi ove i manoscritti venivano originati, fornendo a noi, donne e uomini del Terzo millennio, gli strumenti indispensabili per comprendere e ricreare momenti ben precisi della nostra storia. Un’operazione che travalica il mero aspetto musicale, perché capace di parlarci, direttamente o meno, di molteplici questioni legate alla quotidianità di chi queste musiche le ha concepite, le ha stese su pergamene e consegnate alla posterità che, il più delle volte, se ne è dimenticata per poi riscoprirle in processi di valorizzazione nei quali non è mancata una certa arbitrarietà. Più che rendere giustizia all’autentico valore dei contenuti dei manoscritti, a volte si è dato sostegno a processi appaganti i desideri dei ricercatori o l’opportunità – a volte anche economica – del momento.


Lontana da queste dinamiche, Cantar di Pietre propone per la stagione 2020 un percorso volutamente legato a singole fonti, sia che si tratti di opere di un unico autore, sia che si tratti di materiali musicali provenienti dallo stesso manoscritto. Si è dunque costruito un cartellone che percorre temporalmente un itinerario il quale, partendo dal Medioevo, sfocia nel Barocco attraversando Umanesimo e Rinascimento, offrendo l’opportunità al pubblico che fedelmente ci segue, di ascoltare alcune pagine musicali raramente presentate in concerto, andando così a costituire, ancora una volta, un’occasione di ricercato incontro.


La contingenza pandemica ci ha costretti a rivedere i piani iniziali, al punto che diverse presenze artistiche provenienti da altre nazioni – in conseguenza alle disposizioni sanitarie – sono state fatte cadere, ottemperando alle chiusure di alcune frontiere disposte dalle Autorità. Nonostante questo – pur con tutte le costrizioni anche di tipo logistico che ci hanno fatto rinunciare, ad esempio, ad ambienti di piccole dimensioni – è stata salvaguardata la contestualizzazione, fattore irrinunciabile per accompagnare l’ascoltatore verso la consapevolezza del rapporto organico esistente tra il messaggio musicale e l’ambiente nel quale è chiamato a risuonare.


Possiamo allora essere certi che l’elenco di eccellenza dei musicisti presenti, se non farà dimenticare, certamente allevierà il pensiero delle tragiche difficoltà con le quali ci siamo dovuti confrontare e ancora in parte lo siamo. A completare l’opera – affinché ogni appuntamento sia un reale godimento – è chiamato il pubblico al quale va anticipatamente il nostro grazie per l’osservanza scrupolosa dei protocolli emanati dalle Autorità.


L’impegno di tutti consentirà a Cantar di Pietre di aggiungere un tassello alla creazione di una coscienza civile, oltre che culturale e artistica, e di dimostrare il valore della musica come stimolo a partecipare alla vita comunitaria, nella consapevolezza che essa ha agito come fondamentale fattore sociale fin dai tempi antichi anche nelle nostre terre, negli stessi termini in cui ha agito nei grandi centri che contarono per lo sviluppo della Storia.
Quella Storia di cui i Codices ci svelano i fondamenti.


Giovanni Conti
Direttore artistico di Cantar di Pietre

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